La pallavolo, tra storia e cultura pop

La storia della pallavolo come sport codificato è relativamente recente, essendo stata inventata negli ultimi anni del 1800.

In realtà quello che molti ignorano è che antiche civiltà, da quelle precolombiane a quella greca o cinese, si dilettavano già millenni fa in giochi con la palla che in qualche misura potevano ricordare parti – se non tutte – delle azioni del volley.

Purtroppo di queste discipline si sono perse le regole, quindi se da un lato siamo coscienti del fatto che William Morgan non ha – realmente – inventato nulla ma si è limitato a dare un ordine a dei giochi preesistenti in varie parti del mondo, dall’altro è proprio a questo insegnante di educazione fisica che si deve la nascita del volleyball.

Dal Mintonette al volley

Più precisamente, Morgan chiamava il nuovo sport “mintonette”, usando la radice comune della parola “badminton”, attività che conosceva molto bene. Ed effettivamente si può dire che la pallavolo abbia molto in comune con quello sport: doversi passare il volano al di sopra della rete senza che questo toccasse terra è simile a quanto fanno i componenti delle varie squadre di volley oggi (e fin da quando il gioco è esistito).

Ciò che cambia è che non ci sono le racchette, ovviamente. In più, non si tratta di un gioco di squadra. Le considerazioni di Morgan nascono anche e soprattutto da questo: il professore cercava un gioco da poter praticare anche all’interno durante i rigidi inverni nordamericani, senza il contatto fisico del basket, e quindi adatto anche a giocatori più grandicelli, e in più da fare in gruppi e non a due a due. Non esistendo nulla di simile, si ispirò a quanto vedeva attorno a sé e lo inventò: era il 1895.

Oggi che anche nel mondo del volley tutto è così tecnologico può stupire apprendere che inizialmente i giocatori erano appena cinque ed esistevano solo servizi e palleggi, non il muro né il bagher: la pallavolo era molto più semplice (e, forse, noiosa).

In realtà all’epoca chi la praticava aveva un solo problema. Il nome “mintonette” era considerato troppo femminile: a furor di popolo fu cambiato proprio in “volleyball”, a descrivere le schiacciate (“sparate”, letteralmente) di chi serviva.

Un’espansione senza confini

Nel giro di pochi anni dalla sua “invenzione”, l’ex mintonette ebbe subito successo lontano da casa. Visto quanto poco costava allestire un campo di gioco, iniziò a viaggiare in diversi luoghi del mondo al seguito dei militari americani: nelle Filippine, in Corea, in Giappone… proprio quei paesi dove il volley non solo è popolare, non solo è praticato ai massimi livelli, ma dove succede pure che faccia parte della vita culturale.

Film come il cinese Jia you, Zhong Guo dui! o cartoni animati come Mila e Shiro o Mimì e le ragazze della pallavolo sono a tutti gli effetti sia una conseguenza diretta del successo del volley in Asia ma anche ispiratori di intere generazioni di praticanti: e anche in Italia battute dai cartoni in questione sono entrate nel parlare comune, oltre ad aver tracciato la via per l’eccellente carriera di molti sportivi del settore, da Andrea Lucchetta a Cristina Chirichella.